E’ lunga 56 chilometri, collega La Paz a Coroico in Bolivia, attraversando le province patena di Pedro Domingo Murillo e Nor Yungas, ed è la strada di comunicazione più pericolosa del mondo.

La via degli Yungas, ribattezzata dai locali il Cammino della morte, ha il fondo sterrato, il piano stradale stretto ai limiti del consentito ed è senza parapetti. Le pendenze sono molto pronunciate, infatti, la strada si imbocca a La Paz, che si trova a 3640 metri d’altitudine, e si spinge fino ai 4650 metri di quota per poi scendere ai 1525 metri di Corico, passando per due microclimi differenti come il freddo dell’altopiano ed il clima caldo-umido delle foreste. Sono queste caratteristiche che conferiscono spettacolarità alla via degli Yungas perché ci si può trovare in tratti in cui da un lato si mostrano le pareti montane nella sua spettacolare naturalezza e dall’altro incutono timore profondi burroni, non di rado afflitti da un fitta nebbia. La strada fu costruita intorno al 1930 dai Paraguaiani fatti prigionieri durante la Guerra del Chaco ed il 24 Luglio 1983 è stata teatro di un incidente stradale tra i più tragici della storia con ben 100 morti. Dopo questa tragedia si decise, nel 1990, di imporre la guida a destra all’inglese su questa strada, a differenza delle altre strade del paese, al fine di consentire ai conduttori di mezzi di poter almeno controllare il bordo del dirupo durante gli incroci con gli altri mezzi.

Oggi una nuova via, più moderna e certamente più sicura, ha reso quasi inutile l’utilizzo della via degli Yungas, che è però divenuta attrazione turistica tra le più famose in Bolivia. Ogni anno, infatti, un numero sempre crescente di coraggiosi cicloturisti, in cerca di emozioni forti, la percorrono sfruttando le sue inclinazioni marcate mentre pregano in silenzio sperando che i freni tengano.

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Luigi Griffo
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Ho 22 anni. Laureato con lode in Economia Aziendale. Al momento, tra un viaggio e l’altro, cerco di trovare la mia strada. Mi piace ogni posto nel mondo, ma almeno una volta all’anno torno nella "mia" Londra. Quando viaggio cerco di mangiare sempre pasti locali perché "non c’è ricordo che non abbia sapore". Una frase per descrivermi? “Il viaggiatore viaggia da solo e non lo fa per tornare contento, lo fa perché di mestiere ha scelto il mestiere del vento. Il viaggiatore odia l’estate, l’estate appartiene al turista.” Ho un difetto : parlo molto. Si vede? Doveva essere una SHORT-bio.