Si trova in Polonia, precisamente a Sopot (costituente insieme a Danzica e Gdynia la Tripla Città polacca), l’edificio che ha ottenuto il primo posto nella classifica dei “50 edifici più strani del mondo” del portale Village of Joy, battendo avversari di fama mondiale, come la Torre Galatea Figueras in Spagna, la biblioteca pubblica di Kansas City negli Stati Uniti, o il famoso museo Guggenheim di Bilbao.

Sito nella via degli Eroi di Monte Cassino a Sopot, il Krzywy Domek, la Casa Storta, è stata costruita nel 2004: 4000 metri quadrati, all’interno del centro commerciale Rezydent, concepiti dallo studio d’architettura Szotyński, ispiratosi alle illustrazioni di Jan Marcin Szancer e (artista polacco, illustratore di circa 150 libri) e  Per Dahlberg (poeta polacco,  noto soprattutto nella letteratura per bambini).

Eccentrica, fiabesca e originale, quella che è stata chiamata “la casa ubriaca” si contraddistingue per i tratti curvilinei e danzanti; una specie di pasta lavorabile, in cui anche le aperture si adeguano alle diverse inclinazioni, che trasmette questo ondeggiare a tutti i suoi interni, tavoli e arredamenti compresi.

E’ stata definita “il fiore all’occhiello di Sopot e il simbolo del mondo moderno, che combina armoniosamente affari con la cultura e l’arte”.  Al suo interno ospita uffici, negozi, ristoranti, pub, sale giochi, discoteche, studi medici, saloni di bellezza, rivolgendosi ad un’utenza ampia e variegata, dedita tanto al lavoro quanto al divertimento.

E’ proprio vero quel che si dice: “Il Krzywy Domek non dorme mai“; e se vi capita di imbattervi in questo edificio surreale, non pensate subito di aver bevuto troppo, rincuoratevi: per una volta, è la casa ad essere “ubriaca”.

Marina Block
Amante dei gatti, zen e folle; un haiku nato a Napoli, sempre in compagnia di un buon libro e di un pacchetto di caramelle gommose. Senza prendersi troppo sul serio, procede a piccoli passi verso il futuro, preservando l’unico grande valore in cui crede: la libertà. Affetta dal male incurabile del sognare, sa che se dovesse fallire come architetto, non si perderà d’animo: alle persone, invece che luoghi sicuri, regalerà storie fantastiche in cui rifugiarsi.