Vicino Madrid, la fede plasma il sogno del “santo muratore”. 

Accade a Mejorada del Campo, a 25 chilometri da Madrid, che il 12 ottobre 1961 Justo Gallego Martinez pone la prima pietra della cattedrale intitolata alla “Nuestra señora del Pilar, Madre de Dios”.  Nulla di così assurdo, se non si vuole considerare che, da allora, è il solo a portare avanti questa titanica impresa.

Don Justo, ex monaco trappista, in seguito ad una tubercolosi e ad una profonda crisi esistenziale, pensa di dare forma alla sua fede e, avendo ereditato dal padre un terreno di 8.000 mq, decide di costruirvi da solo una cattedrale, senza autorizzazione della Chiesa Cattolica, senza permessi di edificazione e senza alcuna conoscenza dell’arte di costruire.

Armato delle sue mani e dei numerosi libri letti, dalle 6 del mattino alle 7 di sera, incessantemente da 40 anni, innalza colonnati, portali sontuosi, due torri campanarie, la navata altissima, archi sormontati da una cupola che si eleva a 40 metri d’altezza. Fa tutto da solo, don Justo, che la gente ha preso infatti a chiamare “il santo muratore”. Utilizza materiali riciclati, oggetti d’uso quotidiano, scarti di una vicina fabbrica di mattoni; finanzia la sua opera affittando vecchi terreni ereditati, o sostenuto dalle donazioni di alcuni volontari. Con gli aiuti saltuari dei due nipoti e di qualche tecnico per opere particolari, ha dato vita ad una struttura intrisa di un chiaro gusto per il romanico e l’architettura castigliana medievale.

Dal 2005, a seguito di un annuncio pubblicitario televisivo sul restauro, la “Cattedrale de Justo” richiama ogni anno, al numero 10 di calle Antonio Gaudì, migliaia di turisti, ammirati da tanta forza di volontà, pronti ad offrire ogni tipo d’aiuto. Certo appare singolare che la cattedrale sorga in una via che porta il nome dell’ arquitecto de Diós” di Barcellona che,  investito tragicamente,  non vide mai conclusa la sua Sagrada Familia.

Ci si augura che per il nostro “architetto mancato” le sorti siano differenti. Sarebbe il giusto premio per la sua tenacia poter conservare negli occhi l’immagine della “Nuestra señora del Pilar” che riposa immersa tra portici e giardini, come lui stesso ha raccontato di aver predisposto nel progetto scritto… solo nella sua testa.

Marina Block
Amante dei gatti, zen e folle; un haiku nato a Napoli, sempre in compagnia di un buon libro e di un pacchetto di caramelle gommose. Senza prendersi troppo sul serio, procede a piccoli passi verso il futuro, preservando l’unico grande valore in cui crede: la libertà. Affetta dal male incurabile del sognare, sa che se dovesse fallire come architetto, non si perderà d’animo: alle persone, invece che luoghi sicuri, regalerà storie fantastiche in cui rifugiarsi.