“Wonderful wonderful Copenhagen, friendly old girl of a town”: così cantava, nel 1952, l’attore statunitense Danny Kaye ne “Il favoloso Andersen”. E adesso che Copenhagen si conferma la capitale più green d’Europa, viene voglia di riprendere a cantare questo ritornello, immaginando i colori vivaci delle tipiche case danesi, affacciate sui canali, e le prodezze dell’architettura contemporanea. Strade ampie, biciclette ovunque, la sensazione di camminare sospesi in un luogo avulso dal tempo, in cui persino il traffico sembra voler fare silenzio.

Proprio qui, in questa apoteosi della perfezione, sorge Christiania, una vecchia base navale dismessa, occupata nel 1971 da un gruppo di hippie, guidati da Jacob Ludvigsen, che decise di riutilizzare gli edifici militari abbandonati come abitazioni, proclamando la nascita della Fristad (Città Libera) .

 A pochi passi dalla grande strada Knippelsbro Torvegade, sulla Prinsessegade, ci si imbatte in uno dei due ingressi principali del quartiere, accessibile solo a piedi.

Come una specie di matrioska, una piccola “città nella città” dotata di leggi e regole autonome, una propria valuta e propri costumi, Christiania ha la sua scuola, la panetteria, la sauna, la radio libera, la fabbrica di biciclette, il cinema, negozi di antiquariato, bar, ristoranti e luoghi in cui diversi collettivi esercitano attività culturali, teatrali, artigianali. Non c’è posto qui per  la violenza, le armi e le droghe pesanti, ma, passeggiando per le strade senza asfalto, e in particolare lungo Pusher Street, la sua via principale,  ci si imbatte in bancarelle predisposte alla vendita di droghe leggere e bidoni usati a mo’ di stufe contro il freddo.

La precisissima Copenhagen non poteva certo accettare questa realtà alternativa senza mostrare il proprio disappunto: già nel 2002 le autorità  chiesero che il commercio di hashish venisse reso meno visibile, inducendo, nel 2004, la demolizione delle bancarelle ad opera degli stessi proprietari, al fine di celare questo sconveniente commercio e garantire la possibilità di una convivenza pacifica tra Christiania e il resto della città.

Nel 2006 il quartiere ha perduto il suo statuto speciale di comunità alternativa e nel 2007, a 36 anni dalla sua nascita, si è giunti ad un acceso conflitto con la polizia, in seguito alla distruzione di uno degli edifici più antichi del piccolo nucleo cittadino.

Nel corso degli anni, Christiania non ha mai ceduto, ha continuato a lottare per la propria sopravvivenza, attirando turisti da ogni dove, incuriositi da una realtà così naif e anomala, ancor più anomala se inserita in un contesto attuale, e anzi quasi avveniristico, come quello di Copenhagen.

Oggi, non possiamo che gioire nell’apprendere che, dal 2011, grazie alla loro perseveranza, gli 800 abitanti hanno ottenuto il diritto di usufrutto dei 35 ettari occupati, impegnandosi ad acquistare l’intero complesso residenziale per 76,2 milioni di corone danesi (circa 10,2 milioni di euro).

Dunque, tra un saluto alla statua della Sirenetta, una visita alla tomba di Kierkegaard e una passeggiata alla vecchia Chiesa di Marmo, non dimenticate di prendere la metro in direzione Christianshavn, dove vi aspettano i “luoghi – non – luoghi” di Christiania, un sogno sempre più vicino alla realtà.

Marina Block
Amante dei gatti, zen e folle; un haiku nato a Napoli, sempre in compagnia di un buon libro e di un pacchetto di caramelle gommose. Senza prendersi troppo sul serio, procede a piccoli passi verso il futuro, preservando l’unico grande valore in cui crede: la libertà. Affetta dal male incurabile del sognare, sa che se dovesse fallire come architetto, non si perderà d’animo: alle persone, invece che luoghi sicuri, regalerà storie fantastiche in cui rifugiarsi.